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martedì 26 maggio 2026

Sistema immunitario debole: esami utili e cosa fare


Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di difese immunitarie e benessere generale. Molte persone, soprattutto nei periodi di maggiore stress o durante i cambi di stagione, avvertono una sensazione di stanchezza continua, si ammalano più facilmente o fanno fatica a recuperare energie dopo un’influenza o un’infezione. 

Da qui nasce una domanda molto comune: “Come faccio a capire se il mio sistema immunitario è debole?”

Il sistema immunitario è una rete complessa di cellule, organi e sostanze che lavorano insieme per proteggere il nostro organismo da virus, batteri, funghi e altri agenti esterni potenzialmente dannosi. 

Quando questo sistema funziona correttamente, riesce a riconoscere e combattere le minacce in modo efficace. 

Tuttavia, diversi fattori possono comprometterne l’equilibrio e ridurre temporaneamente la capacità di difesa del corpo.

Uno dei primi segnali di un sistema immunitario indebolito è la maggiore frequenza di infezioni. 

Raffreddori ricorrenti, mal di gola frequenti, herpes che compare spesso o episodi influenzali ravvicinati possono indicare che l’organismo sta attraversando un periodo di fragilità. 

Anche la stanchezza cronica, la difficoltà di concentrazione, la lenta guarigione delle ferite e la sensazione di affaticamento costante possono essere campanelli d’allarme da non sottovalutare.

Naturalmente, avere un’influenza o un raffreddore non significa automaticamente avere un problema immunitario serio. 

Molto spesso il sistema immunitario risente semplicemente di ritmi di vita troppo intensi. Stress prolungato, poche ore di sonno, alimentazione disordinata, sedentarietà o diete troppo restrittive possono influenzare negativamente le difese naturali del corpo.

Quando questi sintomi diventano frequenti o persistenti, è utile rivolgersi al proprio medico per una valutazione approfondita. 

Gli esami del sangue rappresentano generalmente il primo passo per comprendere meglio lo stato di salute dell’organismo. 

Tra gli esami più richiesti c’è l’emocromo completo, che permette di valutare il numero e la qualità dei globuli bianchi, fondamentali per la risposta immunitaria. 

Valori alterati possono suggerire infezioni, infiammazioni o condizioni da approfondire.

Anche gli indici infiammatori, come PCR e VES, possono aiutare a individuare eventuali processi infiammatori in corso. 

In molti casi il medico consiglia inoltre di controllare alcuni nutrienti essenziali per il corretto funzionamento del sistema immunitario. 

La vitamina D, ad esempio, svolge un ruolo molto importante nelle difese dell’organismo e una sua carenza è piuttosto comune. 

Lo stesso vale per vitamina B12, ferro, zinco e acido folico.

In presenza di infezioni particolarmente frequenti o persistenti, possono essere richiesti esami più specifici, come il dosaggio delle immunoglobuline o test immunologici approfonditi. 

Questi accertamenti servono a valutare più nel dettaglio la risposta immunitaria e ad escludere eventuali problematiche più importanti.

Accanto agli esami medici, però, il vero pilastro per mantenere forte il sistema immunitario rimane lo stile di vita. 

Dormire bene è fondamentale: durante il sonno l’organismo recupera energie e produce sostanze essenziali per la risposta immunitaria. 

Dormire poco o male per lunghi periodi può rendere il corpo più vulnerabile alle infezioni.

Anche l’alimentazione gioca un ruolo centrale. Una dieta equilibrata, ricca di frutta, verdura, cereali integrali, legumi e proteine di qualità aiuta a fornire tutte le sostanze necessarie al corretto funzionamento delle difese immunitarie. 

Gli alimenti ricchi di vitamina C, antiossidanti e omega-3 possono contribuire al benessere generale dell’organismo.

L’attività fisica moderata e regolare rappresenta un altro elemento importante. Fare movimento migliora la circolazione, riduce lo stress e favorisce il corretto funzionamento del sistema immunitario. 

Al contrario, uno stile di vita sedentario può contribuire a una maggiore sensazione di stanchezza e debolezza.

Anche lo stress merita particolare attenzione. Periodi prolungati di tensione psicologica possono influenzare direttamente il sistema immunitario attraverso l’aumento del cortisolo, l’ormone dello stress. Per questo motivo, dedicare tempo al riposo, al relax e ad attività piacevoli è parte integrante della cura del proprio benessere.

Molte persone cercano soluzioni rapide attraverso integratori o prodotti “miracolosi” pubblicizzati online. 

È importante sapere che non esistono sostanze capaci di rafforzare immediatamente il sistema immunitario.

Gli integratori possono essere utili solo in caso di carenze documentate o su consiglio medico, mentre l’abitudine di assumerli senza necessità spesso non porta benefici reali.

Infine, non bisogna dimenticare l’importanza della prevenzione. Lavarsi spesso le mani, seguire le vaccinazioni consigliate, evitare il fumo e limitare il consumo di alcol sono comportamenti semplici ma molto efficaci per proteggere il proprio organismo.

Prendersi cura del sistema immunitario significa quindi adottare un approccio completo e costante nel tempo. 

Ascoltare il proprio corpo, effettuare gli esami necessari quando qualcosa non va e mantenere uno stile di vita sano sono le strategie migliori per sostenere le difese naturali dell’organismo e migliorare il proprio benessere generale.

sabato 9 maggio 2026

Referto medico: come leggerlo senza farsi prendere dall’ansia


Ricevere un referto medico può generare agitazione, soprattutto quando compaiono termini tecnici, valori evidenziati in rosso o parole che non si conoscono. È una reazione molto comune: davanti a un documento che riguarda la salute, la mente tende subito a immaginare il peggio.
Eppure, nella maggior parte dei casi, un referto non va interpretato in modo isolato né letto come una sentenza definitiva.

Capire come orientarsi tra numeri, sigle e osservazioni del medico può aiutare a vivere l’attesa con più lucidità e meno paura.

Un valore “fuori range” non significa automaticamente malattia

Uno degli errori più frequenti è concentrarsi esclusivamente sugli asterischi o sui valori segnati come “alti” o “bassi”.

I cosiddetti “range di riferimento” indicano valori statistici medi della popolazione, ma ogni persona ha caratteristiche diverse: età, stile di vita, farmaci assunti, attività fisica, alimentazione e perfino lo stress possono influenzare alcuni parametri.

Per esempio:

  • un lieve aumento dei globuli bianchi può comparire dopo un’infezione banale;

  • alcuni valori del fegato possono alterarsi temporaneamente dopo farmaci o allenamenti intensi;

  • il colesterolo o la glicemia possono oscillare senza indicare necessariamente una patologia grave.

Un singolo dato raramente basta per formulare una diagnosi. Il medico valuta sempre il quadro complessivo.

Le parole tecniche spesso spaventano più del necessario

Molti referti utilizzano un linguaggio specialistico che può sembrare allarmante. Termini come:

  • “compatibile con”

  • “da correlare clinicamente”

  • “si consiglia approfondimento”

  • “alterazione lieve”

non indicano automaticamente qualcosa di grave. Al contrario, spesso significano che il medico sta descrivendo ciò che vede in modo prudente e accurato.

Anche espressioni come “nodulo”, “lesione”, “ispessimento” o “alterazione” non devono essere interpretate senza contesto clinico. In medicina, molte anomalie risultano benigne o prive di significato patologico.

Internet può aumentare l’ansia

La tentazione di cercare ogni termine su Google è fortissima. Il problema è che online si trovano spesso informazioni incomplete, generiche o riferite ai casi più gravi.

Questo porta facilmente a pensare al peggio, creando un circolo di ansia difficile da fermare.

Un sintomo lieve o un valore appena alterato possono essere associati online a malattie severe, senza spiegare quanto quelle condizioni siano rare o quanto conti il contesto clinico reale.

Per questo motivo, il web dovrebbe essere usato solo come supporto informativo, non come strumento di autodiagnosi.

Il medico interpreta il referto insieme alla persona, non solo ai numeri

Un referto da solo non racconta tutta la storia. Il medico considera:

  • sintomi presenti;

  • anamnesi personale e familiare;

  • età;

  • terapie in corso;

  • stile di vita;

  • eventuali esami precedenti.

Due persone con lo stesso identico valore alterato potrebbero ricevere interpretazioni completamente diverse.

Ecco perché è importante evitare conclusioni affrettate prima del confronto con uno specialista.

Come leggere un referto con più serenità

Ci sono alcuni accorgimenti utili per affrontare la lettura in modo più equilibrato:

1. Leggere tutto, non solo gli asterischi

Spesso ci si focalizza immediatamente sui valori fuori norma ignorando il resto del quadro, che magari è del tutto rassicurante.

2. Controllare quanto il valore sia realmente alterato

Una variazione minima rispetto ai limiti può non avere alcun significato clinico.

3. Evitare diagnosi fai-da-te

Interpretare esami complessi senza competenze mediche può portare a errori e inutile stress.

4. Annotare eventuali dubbi

Preparare domande precise aiuta a ottenere spiegazioni più chiare durante la visita.

5. Ricordare che molti esami vengono richiesti proprio per escludere problemi

Fare un controllo non significa necessariamente che il medico sospetti qualcosa di grave.

Quando è giusto preoccuparsi davvero?

Esistono situazioni che richiedono attenzione rapida, ma in genere è il medico stesso a indicarlo chiaramente. Se un referto evidenzia urgenze importanti, il paziente viene normalmente contattato o indirizzato verso approfondimenti tempestivi.

Nella maggior parte dei casi, invece, gli esami servono a monitorare, confermare o escludere condizioni che possono essere gestite serenamente.

La cosa più importante: non affrontare il referto da soli

La paura nasce spesso dall’incertezza. Parlare con il proprio medico di fiducia permette di trasformare dati difficili da interpretare in informazioni comprensibili e contestualizzate.

Un referto è uno strumento clinico, non un verdetto.
Leggerlo con calma, senza cercare conclusioni immediate, è il primo passo per vivere la salute con maggiore consapevolezza e meno ansia.


giovedì 30 aprile 2026

Glicemia alta? Le cause che pochi considerano


La glicemia alta è spesso associata direttamente al Diabete Mellito, ma la realtà è molto più complessa.
Molte persone scoprono valori elevati negli esami del sangue senza avere una diagnosi chiara… e questo può generare confusione o preoccupazione.

In questo articolo scoprirai le cause meno conosciute della glicemia alta, cosa significano davvero i valori e quando è il caso di approfondire.


📊 Cos’è la glicemia alta?

La glicemia rappresenta la quantità di glucosio nel sangue.

Valori indicativi:

  • Normale a digiuno: 70–99 mg/dL

  • Alterata (pre-diabete): 100–125 mg/dL

  • Alta (possibile diabete): ≥126 mg/dL

Ma attenzione: un singolo valore alto non basta per una diagnosi.


⚠️ Le cause più comuni (che già conosci)

Prima di vedere quelle meno note, ricordiamo le principali:

  • Alimentazione ricca di zuccheri

  • Sedentarietà

  • Sovrappeso

  • Diabete

Ora veniamo al punto interessante 👇


🔍 Le cause della glicemia alta che pochi considerano

1. Stress e ansia

Situazioni di stress attivano ormoni come il cortisolo, che:

  • aumentano la produzione di glucosio

  • riducono l’efficacia dell’insulina

👉 Anche senza mangiare male, la glicemia può salire.


2. Poco sonno

Dormire meno di 6 ore per notte può:

  • alterare il metabolismo

  • aumentare la resistenza insulinica

👉 Il risultato? Valori glicemici più alti al mattino.


3. Farmaci comuni

Alcuni farmaci possono influenzare la glicemia:

  • cortisonici

  • diuretici

  • alcuni antidepressivi

👉 Se hai valori alterati, è sempre utile valutare anche questo aspetto.


4. Infezioni o infiammazioni

Quando il corpo combatte un’infezione:

  • aumenta il fabbisogno energetico

  • rilascia più glucosio nel sangue

👉 Anche una semplice influenza può alterare temporaneamente i valori.


5. Digiuno prolungato o irregolare

Può sembrare strano, ma:

  • saltare pasti

  • fare digiuni non controllati

può portare il corpo a produrre più glucosio.


6. Ormoni e squilibri endocrini

Alcune condizioni come:

  • problemi tiroidei

  • squilibri ormonali

possono influenzare direttamente la glicemia.


🧪 Quando preoccuparsi davvero?

È importante non farsi prendere dal panico, ma nemmeno ignorare il problema.

👉 Fai attenzione se:

  • i valori alti si ripetono nel tempo

  • hai sintomi (sete, stanchezza, minzione frequente)

  • hai familiarità con il diabete

In questi casi è utile approfondire con esami specifici.


✅ Cosa fare subito (in modo pratico)

Ecco alcune azioni semplici ma efficaci:

  • ✔ Dormi almeno 7 ore per notte

  • ✔ Riduci stress e ansia

  • ✔ Evita zuccheri semplici e bevande zuccherate

  • ✔ Fai attività fisica regolare

  • ✔ Segui le indicazioni del medico


💡 Conclusione

La glicemia alta non è sempre sinonimo di diabete.
Spesso è il risultato di fattori nascosti e sottovalutati.

Capire la causa reale è fondamentale per:

  • evitare allarmismi inutili

  • intervenire nel modo giusto


❓ Domande frequenti

La glicemia può alzarsi anche senza mangiare zuccheri?
Sì, stress, ormoni e farmaci possono influenzarla.

Un valore alto è già diabete?
No, servono più misurazioni e altri esami.

Posso abbassarla senza farmaci?
In molti casi sì, migliorando stile di vita e alimentazione.


👉 Se hai dubbi sui tuoi esami, rivolgiti sempre a un professionista: interpretare correttamente i valori è fondamentale.



venerdì 24 aprile 2026

Come leggere le analisi del sangue: guida semplice per tutti

 

Capire i risultati delle analisi del sangue può sembrare complicato, ma con alcune basi è possibile orientarsi facilmente tra valori, sigle e intervalli di riferimento. Questa guida semplice ti aiuterà a leggere e interpretare i principali parametri, senza sostituire il parere del medico.


🔍 Perché sono importanti le analisi del sangue

Le analisi del sangue permettono di valutare lo stato generale di salute e individuare eventuali anomalie. Possono evidenziare infezioni, carenze nutrizionali, problemi metabolici o disfunzioni degli organi.


🧪 Le principali voci delle analisi

Emocromo completo

È uno degli esami più comuni e analizza le cellule del sangue:

  • Globuli rossi (RBC): trasportano ossigeno

  • Emoglobina (Hb): proteina che trasporta ossigeno

  • Globuli bianchi (WBC): difese immunitarie

  • Piastrine (PLT): fondamentali per la coagulazione

👉 Valori troppo alti o bassi possono indicare infezioni, anemia o altre condizioni.


Glicemia

Misura il livello di zucchero nel sangue.

  • Valori normali: circa 70–100 mg/dL a digiuno

  • Valori elevati possono indicare diabete o insulino-resistenza


Colesterolo

Include diversi tipi:

  • Colesterolo totale

  • HDL (colesterolo “buono”)

  • LDL (colesterolo “cattivo”)

👉 Un equilibrio corretto è fondamentale per la salute cardiovascolare.


Trigliceridi

Grassi presenti nel sangue. Valori alti possono aumentare il rischio di malattie cardiache.


Funzionalità epatica (fegato)

Parametri principali:

  • ALT (GPT)

  • AST (GOT)

  • Gamma GT

👉 Valori alterati possono indicare sofferenza del fegato.


Funzionalità renale (reni)

  • Creatinina

  • Azotemia (urea)

👉 Servono per valutare quanto bene lavorano i reni.


📊 Intervalli di riferimento: cosa significano?

Ogni valore è accompagnato da un intervallo “normale”. Attenzione però:

  • I valori possono variare in base a età, sesso e laboratorio

  • Un valore fuori range non significa sempre malattia

  • È importante valutare il quadro complessivo


⚠️ Errori comuni da evitare

  • Interpretare i risultati senza contesto medico

  • Farsi prendere dal panico per un singolo valore alterato

  • Confrontare risultati di laboratori diversi senza criterio


👨‍⚕️ Quando consultare il medico

Sempre. Anche se i valori sembrano normali, il medico è l’unico in grado di interpretare correttamente i risultati in base alla tua storia clinica e ai sintomi.


✅ Consigli utili

  • Conserva sempre i tuoi referti per confronti futuri

  • Effettua gli esami a digiuno quando richiesto

  • Segui uno stile di vita sano per mantenere valori equilibrati


📌 Conclusione

Leggere le analisi del sangue è più semplice di quanto sembri, se si conoscono i parametri principali. Tuttavia, l’interpretazione corretta richiede sempre il supporto di un professionista.



venerdì 27 marzo 2026

Quando l'emoglobina nel sangue è bassa

 

🧾 Che cos’è e cosa indica

Un valore basso di emoglobina indica quasi sempre una Anemia, cioè una ridotta capacità del sangue di trasportare ossigeno.

👉 Non è una diagnosi definitiva, ma un segnale che qualcosa nel corpo va approfondito.


📊 Valori di riferimento (indicativi)

  • Uomo: circa 13–17 g/dL

  • Donna: circa 12–15 g/dL

⚠️ Valori sotto questi limiti → possibile anemia
⚠️ Valori molto bassi (<8–9) → attenzione medica più urgente


🔍 Cause più frequenti

Le cause principali si dividono in categorie:

🥩 Carenze nutrizionali

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  • Carenza di ferro (la più comune)

  • Carenza di vitamina B12

  • Carenza di acido folico

🩸 Perdite di sangue

  • Mestruazioni abbondanti

  • Sanguinamenti gastrointestinali

  • Interventi o traumi

🧬 Problemi medici

  • Malattie croniche (rene, infiammazioni)

  • Disturbi del midollo osseo

  • Malassorbimento intestinale


⚠️ Sintomi tipici

  • Stanchezza persistente

  • Pallore

  • Fiato corto

  • Vertigini

  • Tachicardia

👉 In alcuni casi può essere asintomatica e scoperta solo con esami.


🩺 Cosa fare (approccio consigliato)

1. 📋 Confermare e approfondire

Esami utili:

  • emocromo completo

  • ferritina (riserva di ferro)

  • vitamina B12 e folati

  • eventuali esami su perdite di sangue

2. 🥗 Intervenire sulla causa

  • Se carenza di ferro → dieta + integratori

  • Se perdita di sangue → individuare la fonte

  • Se altra patologia → trattamento mirato

3. 💊 Terapie (solo su indicazione medica)

  • Integratori di ferro

  • Vitamine

  • In casi gravi: trasfusioni


🚨 Quando è importante agire subito

  • Debolezza marcata o svenimenti

  • Fiato corto anche a riposo

  • Dolore toracico

  • Emoglobina molto bassa


✅ Consiglio pratico

Non trattare mai l’anemia “alla cieca”:
👉 la causa è più importante del valore stesso



venerdì 20 marzo 2026

Quanta fiducia riponi nell'operare del tuo Laboratorio di analisi cliniche?


La fiducia negli esiti di un laboratorio di analisi cliniche è generalmente alta, ma non è mai assoluta. Dipende da quando viene fatto l’esame, come viene eseguito e come viene interpretato. Ti spiego in modo chiaro i fattori principali.


🧪 Quando ci si può fidare di più

1. Tempistica corretta

Molti esami hanno una “finestra ideale”:

  • Esami ormonali → in giorni specifici del ciclo

  • Glicemia → a digiuno

  • Test infettivi → dopo un certo tempo dall’esposizione (periodo finestra)

👉 Se fatti troppo presto o nel momento sbagliato, possono risultare falsamente negativi o alterati.


2. Preparazione adeguata

Seguire le indicazioni è fondamentale:

  • Digiuno (di solito 8–12 ore)

  • Evitare alcol o attività fisica intensa prima del prelievo

  • Sospensione di alcuni farmaci (solo se indicato dal medico)

👉 Anche piccoli errori qui possono falsare i risultati.


3. Qualità del laboratorio

Un laboratorio affidabile:

  • è accreditato (in Italia spesso secondo standard regionali o ISO)

  • usa strumenti calibrati e controlli di qualità

  • segue protocolli rigorosi

👉 In generale, i laboratori seri hanno un’accuratezza molto elevata.


⚠️ Quando fidarsi con cautela

1. Valori “al limite”

Se un valore è appena fuori range:

  • potrebbe non indicare una malattia

  • può dipendere da variabilità individuale o temporanea

👉 Serve spesso una ripetizione dell’esame.


2. Risultati isolati

Un singolo esame raramente basta per una diagnosi:

  • i medici valutano sempre il quadro completo (sintomi + altri esami)


3. Possibili errori

Anche se rari, possono esserci:

  • errori pre-analitici (es. campione mal conservato)

  • errori analitici (strumenti)

  • errori post-analitici (refertazione)

👉 Per questo, risultati “strani” vanno sempre verificati.


🧠 Regola d’oro

Un esame di laboratorio non è una diagnosi, ma un pezzo del puzzle.


✅ In sintesi

Puoi fidarti molto degli esami quando:

  • sono fatti nel momento giusto

  • hai seguito bene la preparazione

  • il laboratorio è affidabile

  • i risultati sono coerenti con il quadro clinico

👉 Se qualcosa non torna, il passo giusto è parlarne con il medico e, se necessario, ripetere il test.


Se vuoi, puoi dirmi che tipo di analisi hai fatto (sangue, urine, ormoni, ecc.) e ti spiego quanto sono affidabili nello specifico 👍

mercoledì 2 aprile 2025

Perché il COLESTEROLO ha in antipatia il cuore



Il colesterolo, depositandosi sulla parete interna delle arterie e in particolare, delle arterie del cuore determina, la formazione della placca aterosclerotica.

Questo processo si instaura lentamente in un modo abbastanza subdolo, quasi sempre si presenta in maniera poco evidente con pochi o addirittura assenti sintomi.

Se il soggetto è un diabetico i rischi di un infarto sono molto alti indipendentemente dal colesterolo totale del soggetto, perché in questo caso è il diabete il veicolo che trasporta quel poco colesterolo così detto cattivo (LDL) nelle coronarie che, otturate, non svolgono più la funzione di irrorare il tessuto cardiaco e predispone all’infarto del miocardio. 

Questo processo legato all’invecchiamento si chiama aterosclerosi, ma fortunatamente si può controllare purché alla base vi siano corretti abitudini alimentari e un sano stile di vita, caratterizzato, oltre che dal mantenimento dei valori del colesterolo nel sangue anche dal controllo della pressione arteriosa, dall’eliminazione del vizio del fumo e della  sedentarietà che deve essere eliminata, oltre alla riduzione dell’alcol e dello stress in generale. 

Quali sono i termini che dobbiamo sapere per regolarci nell’abbassamento del colesterolo? 

Il colesterolo è un lipide termine scientifico che usano medici e chimici nel classificare o nell’indicare i grassi. Quelli più importanti che troviamo nel sangue, sono i trigliceridi ed il colesterolo. Il colesterolo è importante perché entra nella formazione delle cellule, nella sintesi di alcuni ormoni e diventa pericoloso quando supera certi livelli nel sangue innescando un processo che comporta un invecchiamento delle arterie che perdono una funzione importante ovvero l’elasticità.

Aterosclerosi: è la malattia vera e propria che ci riscontra già nei giovani di vent’anni col tempo la malattia progredisce anche se il soggetto non avverte alcun disturbo. 

Negli anni 60- 70 negli Stati Uniti d’America si riscontrò che moltissimi giovani di età compresa fra i 16,18,20 anni, improvvisamente morivano d’infarto, il problema divenne tale che cominciarono degli studi e nelle autopsie si riscontrava un cuore vecchio come uno di un ultrasettantenne.

Gli studi epidemiologici portarono ad una semplice considerazione che  era il sistema di vita di questi giovani basato su una alimentazione “scorretta”, ossia molto ricca di grassi cosiddetti saturi provenienti da carne rossa, fritture con burro margarina, alcool, assenza di attività fisica, alimentazione ricca di quel colesterolo chiamato LDL (liproteina a bassa densità) e soprattutto di una frazione di queste che si definiscono  LDL ossidate che si depositano nel cuore e a lungo andare provocano l’infarto del miocardio che è il tessuto muscolare  del cuore. 

Il colesterolo totale è fatto da frazioni diverse di lipidi, ossia il colesterolo HDL che significa ad alta densità è quello che viene definito buono perché ha la funzione dello spazzino che pulisce le incrostazioni di colesterolo cattivo l’LDL che si attacca internamente alle arterie come un tubo incrostato di calcare che non fa defluire correttamente l’acqua. 

L'accumularsi nelle arterie dà luogo alla placca aterosclerotica. Ultimamente è stato formulato dagli studiosi del problema l’ipotesi che “piccole gocce di grasso”, formato da colesterolo LDL si introducano nelle arterie fine della più tenera età addirittura pochi anni di vita, che determinano le prime lesioni aterosclerotiche chiamate strie lipidiche.

Infatti l’incrostazione della placca restringe il diametro dei vasi e fa arrivare meno sangue sia al cuore che al cervello esponendo al rischio di infarto e ictus; d’altra parte rendere meno elastiche le pareti delle arterie con il rischio di un grave danno che comporta l’aumento della pressione arteriosa. 

Il dato preoccupante è che un elevato valore di colesterolo non può determinare tutto ciò ma sono le LDL elevate, quelle ossidate a generare il problema, con un HDL basso (il cosiddetto colesterolo buono) a provocare i danni al nelle arterie cioè a favorire la formazione delle lesioni nelle arterie e soprattutto la loro progressione.  Attenzione però, non è solo ciò, a tale situazione si aggiungono anche altri fattori di rischio che sono il fumo, il diabete. l’ipertensione, l’obesità, la vita sedentaria, che amplificano il rischio di infarto. 

Qual’ è il valore ottimale della colesterolemia? Il valore ottimale deve essere generalmente, per il colesterolo totale, inferiore ai 150 per un soggetto sano con valori di LDL a 120 mg/dl e per il colesterolo HDL ideale è per valori intorno ai 70 mg. 

Per un soggetto infartuato le LDL devono essere massimo 50 mg/dl, e per l’HDL maggiore di 50. Il nostro cuore è una magnifica macchina muscolare capace di pompare oltre 7000 litri di sangue al giorno e come tutti i muscoli ha bisogno di trarre dal sangue ossigeno ed energia. 

Questo sangue viene distribuito attraverso le arterie coronarie  in tutto l’organismo, però se questi vasi si chiudono la pompa cuore rischia di fermarsi per mancanza di carburante e se il sangue non arriva alle cellule, il muscolo cardiaco fa fatica a compiere il suo lavoro provocando dolori che partono dietro lo sterno e salgono alla spalla sinistra, allo stomaco, al braccio sinistro, sono  dolori anginosi e sono sintomi premonitori, e mancando ossigeno ed energia le cellule del muscolo cardiaco muoiono e si dice vanno in necrosi per mancanza delle sostanze nutritive e di ossigeno. Il cuore si ferma in maniera anche irreversibile questo si chiama “Infarto del miocardio”.

L’arteriosclerosi oltre all’infarto combina altri guai infatti può colpire il più grosso vaso che abbiamo nel nostro organismo che si chiama Aorta dove si creano pericolosi “aneurismi” che sono rigonfiamenti del vaso (la camera d’aria di una gomma di una bicicletta quando si forma una bolla) che può rompersi in altri casi si possono avere le trombosi cioè sangue non defluisce e provoca provocare un trombo (che è un ammasso di globuli rossi, piastrine globuli bianchi una specie di pallina) che oltre ad arrivare al cuore, può arrivare al cervello e causare in un ictus oppure il sangue non arriva poco o del tutto agli arti inferiori, causando  dolori e la mancanza di sangue all’estremità provoca la cancrena agli arti col rischio di una amputazione. 

Lo stesso dicasi se il sangue non arriva al cervello si hanno vertigini, turbe della memoria e nel caso più grave l’ictus cerebrale. È chiaro che tutto questo avviene soprattutto grazie al colesterolo ma ci sono anche altre cause ma è importante tenerlo a bada. 

Dagli studi epidemiologici se si escludono i tumori nel loro complesso, l’impatto di un valore alto rappresenta la prima causa di morte in Italia, colpisce sia gli uomini che le donne e gli uomini ne sono più colpiti in età più precoce. Il numero di infarti nel nostro paese è aumentato dalla fine della seconda guerra mondiale fino agli anni 70 in correlazione con il boom economico ossia l’industrializzazione e con il cambio delle abitudini alimentari. 

Ricordo che nel nostro paese quando negli anni 60-70, le malattie cardiache erano rare e il discorso si fa chiaro guardando le abitudini alimentari. All’epoca si faceva uso di molte verdure, di poca carne rossa sostituita da legumi, frutta e olio extravergine di oliva che è una delle componenti essenziali contro il colesterolo LDL ed è ricco di HDL questo ci dice che non c’erano all’epoca prodotti alimentari ultra processati che acquistiamo nei supermercati non c’erano conservanti, coloranti chimici, anti ossidanti eccetera; non c’erano cibi con olio di Palma o di colza che sono ricchi di grassi saturi ovvero colesterolo LDL.

Se impariamo a leggere le etichette quando compriamo del cibo nei supermercati e troviamo olio di Palma olio, di colza che è il peggiore, additivi a base di zuccheri raffinati, non comprateli sono dannosi alla salute. 

C’è un problema che ora e mi piace sottolinearlo, siamo in un paese che fa parte dell’Europa dove ci sono persone o pseudo tali che hanno messo in dubbio addirittura “LA DIETA MEDITERRANEA”, addirittura passandola per cancerogena; della pericolosità del vino che può causare il cancro (è vero per gli alcolizzati) ma non per il whisky (che è un super alcolico che causa cirrosi epatica, ulcere, eccetera). 

Ricapitolando l’aumento del colesterolo può essere derivare da:

-cattiva alimentazione

-l’ipertensione arteriosa

-il fumo delle sigarette

-l’obesità

-il diabete

-lo stress

-l’eccesso di alcol 

-la sedentarietà. 

domenica 23 marzo 2025

E’ POSSIBILE PREVEDERE CON UN SEMPLICE PRELIEVO DI SANGUE IL DIABETE?


 

La risposta è sì !

Infatti nel 1985 Fu pubblicato un lavoro scientifico dove attraverso una formula matematica si stimava la sensibilità all’insulina e alla funzione delle cellule beta del pancreas su due semplici esami del sangue . il dosaggio dell’insulina è il dosaggio della glicemia. L’esame è Homa Index, che calcola l’insulino- resistenza con una formula matematica e sempre con una formula matematica la percentuale del funzionamento delle cellule beta del pancreas. Quindi un qualsiasi laboratorio può calcolare applicando queste formule al dosaggio delle dell’ormone insulina e della glicemia ovviamente sempre prelevati da campioni che, abbiano almeno 12 ore di digiuno, calcolare la probabilità che un individuo possa contrarre nel tempo il diabete , malattia subdola capace di provocare danni irreversibili ai soggetti che corrono il rischio di ammalarsi ai reni ,al cuore causando infarti o ischemie cerebrali ovvero ictus. Qualcuno potrebbe obiettare che il dato può essere non troppo attendibile perché è dipendente anche da una funzione matematica, questo non è del tutto sbagliato, ma il suo utilizzo è economico e facilmente praticabile.L’ideale sarebbe quello che si definisce si definisce Clamp eugenenetico. Questa ricerca è utilizzata per ora,solo in ambito scientifico perché è una ricerca complessa per cui è opportuno utilizzare l’Homa Index sia per l’insulino resistenza e sia per il funzionamento delle cellule Beta del pancreas

HOMA INDEX- Beta :calcola la percentuale di funzionamento delle cellule beta del pancreas.

Le cellule beta del pancreas sono quelle che producono l’insulina che è un ormone che gioca un ruolo importante nella gestione della quantità di zucchero nel sangue quella che viene definita glicemia. Lo zucchero è presente nel cibo come pasta pane, frutta dolci ,i i legumi, cereali ecc ecc ,gli zuccheri a loro volta si dividono in zuccheri semplici e zuccheri complessi . Cosa succede quando con la dieta introduciamo gli zuccheri. Il cibo come dicevano i nostri avi ”Prima digestio fit in ore” che significa che la digestione inizia nella bocca. Infatti il cibo deve essere digerito che significa deve essere scomposto nei suoi costituenti e la digestione inizia nella bocca grazie ad una “sega chimica “contenuta nella saliva che si chiama amilasi salivare che svolge la funzione di separare lo zucchero nei suoi componenti semplici , infatti se prendiamo delle zollette di zucchero e le mettiamo in bocca lo zucchero si scioglie e questo è dovuto a questa sostanza chiamata amilasi salivare che scompone lo zucchero nei suoi componenti semplici per essere poi inviati nel circolo sanguigno .La quantità di zucchero presente nel sangue è quella che noi definiamo glicemia, gli zuccheri complessi invece vengono frammentati smontati e scomposti nell’intestino.L’intestino quindi provvede ad assorbirli  e qui scatta un meccanismo di avviso al pancreas a cui si dice che cè un’urgente bisogno di una sostanza,che si chiama insulina, che viene appunto sintetizzata e prodotta dalle cellule chiamate beta del pancreas, la cui funzione  è quella di far penetrare lo zucchero nelle cellule di tutto il corpo, e soprattutto nei muscoli ,in modo che attraverso procedimenti complessi questo zucchero ,che possiamo semplicemente definire come un carburante serve nel laboratorio chimico della cellula, rappresentato da piccoli organuli chiamati mitocondri a produrre energia. L’insulina dopo aver svolto il il primo meccanismo di portare zuccheri nelle cellule, deve trasportare la parte in eccesso degli zuccheri non utilizzate dalle cellule nel fegato dove ci sono dei silos di immagazzinamento e che in caso di necessità vengono distribuiti a chi ne fa richiesta o c’è necessità di utilizzo. Il fegato ,oltre ad essere un filtro è anche un organo di riserva degli zuccheri nel nostro organismo. Cosa succede quindi se lo zucchero diminuisce nel sangue contemporaneamente anche all’insulina ,se una persona è sana avviene tutto ciò e la persona sta bene in salute .Se una persona ha uno stile di vita non corretto ovvero eccesso di cibo ,di grassi,di zuccheri, alimenti super processati,sedentarietà o poco movimento tutti questi elementi sono classificati come fattori di rischio perché col passare del tempo l’individuo diventa” insulino- resistente “ che significa che col passare del tempo il corpo richiede sempre più insulina per riuscire a smaltire la quantità elevata di zucchero sempre presente nel circolo sanguigno. Le cellule non ce la fanno a reggere allo smaltimento del dello zucchero e dell’insulina e diventano quindi resistenti all’azione dell’insulina diventando così un pericoloso circolo vizioso . Quindi il pancreas non è capace più di ridurre la quantità di zuccheri e la glicemia continua a salire e si passa ad una evoluzione di una malattia chiamata pre – diabete nelle fasi iniziali e diabete di tipo due in quella conclamata. Tra i maggiori fattori di rischio ci sono la familiarità un parente ad esempio con diabete oppure nonni , zii, fratelli eccetera ,il sovrappeso , la sedentarietà, la dieta ricca di grassi e zuccheri  come sopracitato, l’obesità. Per prevedere la possibilità che un soggetto possa contrarre il diabete bisogna dosare l’Homa Index che attraverso il dosaggio dell’insulina e della glicemia a digiuno. I valori che non devono superare i 2,5 un valore inferiore indica che non cè rischio di diabete Un valore superiore invece il rischio aumenta l’aumentare di questo valore oltre oltre i 2 5.I due esami sono

HOMA INDEX -IR per l’isulino resistenza

HOMA INDEX-Beta calcolo della percentuale di funzionamento delle cellule Beta

Dott Pasquale Verzicco

Laboratorio Analisi Cliniche Verzicco srl

Via Scoglio di Quarto 13

76017 San Ferdinando di Puglia (BT)

Per contatti 0883258246 cell 3401099155

 Email:  labanalisiverzicco@libero.it

 La scienza è di tutti, è una cosa estremamente democratica, ed è bello che tutti ne possano fruire. 

lunedì 17 febbraio 2025

La figura del biologo

 



Il BIOLOGO è colui che studia i meccanismi che regolano i processi fondamentali della vita in relazione con gli ambienti specifici in cui essi si realizzano. 

L’ambito di osservazione e sperimentazione scientifica di cui il biologo si occupa è molto ampio: può riguardare le specie microbiche, vegetali, animali e l’uomo, e può focalizzarsi su differenti livelli di approfondimento, da quello molecolare, cellulare, istologico, anatomico, embriologico, tassonomico, fino ad aspetti di tipo ecologico.

BIOLOGO, dunque, è una definizione generale che rimanda a più specifiche aree di specializzazione professionale. In particolare:

il biologo clinico, in ambito sanitario, che effettua test su tessuti o liquidi biologici per la diagnosi e/o la prevenzione delle malattie e per la ricerca;

il biologo molecolare, che studia e manipola DNA e proteine;

il biologo ambientale, che analizza i processi biologici che si verificano nell’aria, nell’acqua o nel suolo anche in relazione agli interventi antropici;

il microbiologo, che studia la struttura e le funzioni dei microrganismi (batteri, alcuni tipi di funghi e lieviti, alghe e protozoi) e virus;

il biochimico, che è specializzato nello studio dei processi chimici degli organismi viventi;

il biologo nutrizionista, che identifica i bisogni dell’individuo sano e della collettività correlati all’alimentazione e alla nutrizione;

il diagnosta per la conservazione di beni culturali e artistici, che opera per prevenire e ridurre i processi di biodeterioramento della superfici di opere storiche di particolare interesse artistico;

il biotecnologo, che manipola elementi biologici attraverso tecniche di ingegneria genetica e tecnologie microbiche.


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